Lettera all'Italia

Cara Italia,
non so perché ti scrivo. Anzi, in vero non so bene
neanche più a chi scrivo. Patria nominata con
orgoglio solo dopo i mondiali di calcio (e
rigorosamente solo dopo averli vinti), Paese tanto
unito nei sogni e nelle ambizioni dei grandi del
passato, quanto diviso nella realtà dei fatti.
Disorientato, forse un po' rassegnato, scrivo
allora a te, bella signora, madre di tante menti
brillanti e che, come talvolta capita ai grandi
artisti, al momento ha un blocco creativo non da
poco. Desidero lasciarti questa lettera sul
comodino, accanto al letto nel quale riposi, mentre
zanzare di varia specie, figli tuoi, ti dissanguano
con la somma tranquillità del ladro di bestiame che
è sicuro del sonno profondo del bovaro. Quando la
leggerai sarai così informata che Roma non è più la
capitale di un Impero, ma il rifugio di ladri di
ogni tipo, da quelli che rubano per mangiare e che
tutti temono, a quelli che rubano per mangiare
caviale e che tutti votano. Ti accorgerai che De
Gasperi è passato a miglior vita, e Montanelli
riceve ora le lettere di Travaglio in un luogo più
sereno della redazione del suo Giornale (l'ultimo
nello stivale ad essersi meritato la "G"
maiuscola). Adesso in compenso abbiamo Schifani e
Belpietro, ma dubito fortemente che ciò possa
confortarti.
Ma tranquillizzati, il peggio deve ancora venire.
Anzitutto hanno messo i militari per strada.
Duemila. E tagliano i fondi alle forze di polizia,
ben più numerose e potenzialmente efficaci, se ben
gestite e sufficientemente finanziate. Un gesto
così, tanto per dare quel tocco pittoresco di
America Latina. Poi ci hanno detto che ci troviamo
immersi fino al collo in una grave crisi
finanziaria, il debito pubblico è alle stelle. Ci
voleva Tremonti per dirlo, come se i debiti a fine
mese della maggioranza delle famiglie italiane non
lo urlassero già da anni. Ma si sa, cara Italia,
siamo assai abili nell'informare; con un poco di
ritardo e molta distorsione, ma premesso ciò siamo
campioni imbattuti. In Russia sparano ai
giornalisti scomodi; da noi gli fanno "Bu!", gli
allungano una mazzetta, e tutto va a meraviglia, ci
si è addirittura guadagnati un alleato. Putin
avrebbe qualcosa da imparare.
Essì mia cara Italia, quando ancora eri sveglia
entro noi, cosa che, apparente controsenso,
avveniva ben prima della tua nascita ufficiale,
eravamo maestri d'arte e di scienze, insegnavamo al
mondo la bella musica e scrivevamo i migliori
poemi. Ora dispensiamo ben altri esempi, tanto agli
atri quanto a noi. Ma non si poteva permettere che
le nuove generazioni venissero lì a svegliarti: ti
saresti strappata le sanguisughe di dosso, e questo
alcuni non potevano permetterselo. Proprio quegli
alcuni che abbiamo avuto la disgrazia e la mollezza
di votare bovinamente. Ed ecco che, tagliando gambe
e fondi all'ultimo, esile, scalcinato baluardo
della cultura, ovvero la traballante Scuola, si
sono assicurati altri lunghi anni di coma
farmaceutico per te, mia povera Italia, che non
solo invecchi fuori, non solo ti ritrovi coperta di
spazzatura (abbandonata tanto da teste di cavolo
quanto di asfalto), ma impallidisci dentro,
nell'anima, mentre un popolo che forse popolo non è
mai stato invecchia al pari tuo e lascia che tutto
corra, perché tutto va bene. O si spera che vada
bene, perché è troppa fatica aprire gli occhi,
vedere le cose come stanno e cercare di sistemarle.
Meglio affondare, qualunque cosa, a patto che costi
poca fatica.
Buona notte Italia…
SmelltheRoses
Gita in Svizzera
Il file è in PDF, spero abbiate un lettore apposito, in caso contrario, vi consiglio freeware Foxit Reader (fate una veloce ricerca su google, si trova subito).
Che altro dirvi, enjoy ^^
SmellTheRoses













