Morti Deboli

E'
stupido. No, anzi, peggio, è inutile. Il suicidio
dico, soprattutto se hai 17 anni e ti butti dalla
finestra perché il ragazzo ti ha mollato.
Ma procediamo con ordine; leggo, sul giornale, la
notizia di questa diciassettenne che si è data la
morte dopo aver mandato un ultimo SMS al suo
ragazzo col testo "Te l'avevo detto che senza di te
non potevo vivere". Sindrome da
3 Metri Sopra il Cielo.
E fatti del genere a detta di molti psicologi,
prosegue l'articolo, non sono più così rari.
Vorrà pur dire qualcosa. Dietro una molteplicità di
gesti simili, qualunque essi siano, c'è sempre una
motivazione di fondo comune. Ed in questo caso è la
dura verità che noi, giovani d'oggi, siamo deboli,
incredibilmente deboli. Per quanto ci vestiamo alla
moda e ci diamo arie da adulti siamo deboli, deboli
dentro, nello spirito e nella volontà.
Chi più chi meno lo siamo tutti, e non esito a
mettermici in mezzo. Ci abbattiamo e abbandoniamo
al gioco della depressione per una storiella
d'amore a 17 anni. Perché a quell'età quasi tutte
sono solo storielle passeggere di un amore che
ancora bene non si sa cosa sia. Non che crescendo
le cose cambino poi tanto, ma quel minimo di
buonsenso che con gli anni arriva (si spera) da'
una mano a discernere l'amore dall'infatuazione
passeggera.
E se per caso non è una cotta da teen-ager, è
qualcosa di più, che finendo ci lacera dentro, ci
lascia un segno profondo nell'anima, una ferita
profonda che sanguina, sanguina e sanguina ancora è
assolutamente inutile suicidarsi. E l'inutilità è
il peggiore dei mali. Anche per Virgilio negli
inferi i suicidi per amore stanno in un luogo
appartato, destinati a rimanere lì, a piangere,
finché non siano trascorsi gli anni che avrebbero
ancora dovuto vivere. Oltretutto è anche una rovina
per le persone care alla vittima; provate a pensare
a quel povero ragazzo, che ,risvegliandosi il
giorno dopo, avrà letto sui giornali, come me ed un
chiunque altro sconosciuto, la notizia. E i
genitori, gli amici, i parenti.
Il vero problema è che non sappiamo rimetterci in
gioco, radunare le carte che ci restano e
ricostruire la partita al meglio delle nostre
possibilità. Ci spezziamo come spighe di grano,
invece di fletterci, giungere sfiorare il terreno e
poi rialzarci, un poco alla volta. E lo stesso
comportamento che abbiamo in amore in gioventù lo
ripetiamo col tempo, quando i problemi diventano
anche il lavoro e la famiglia. I matrimoni saltano,
le aziende falliscono.
Una cura totale e definitiva a questo problema non
penso esista; ci si può affidare ad una persona
amica, alla cultura classica che a volte è l'unica
cosa di cui ci si può fidare ciecamente; ma non si
può rimanere così per sempre, bisogna un po' alla
volta rialzarsi.
Lo so, è difficile; e detto da uno che ha la vostra
stessa età suona un po' troppo superbo e altezzoso.
Ma temo sia la verità.
SmelltheRoses













