C'è un che di Orwell nell'aria...

A pochi anni dalla fine del secondo conflitto
mondiale un tal George Orwell, scrittore americano,
pubblicò un libro intitolato
1984.
Riassumerlo è impresa improponibile; vi basti
sapere che racconta del mondo come sarebbe stato
nel 1984 secondo la visione dell'autore. Diviso in
tre supercontinenti con tre differenti tipi di
dittature; ma ciò che conta è su cosa si basano
queste dittature, e come controllano la gente.
Anzitutto abolendo la cultura, controllando
l'informazione e manipolando anche i dati di fatto,
eseguendo abili modifiche agli archivi di giornali
e video, togliendo valore alle parole, ed
elaborando un linguaggio più sintetico, asciutto,
privo di qualsiasi profondità e tramite il quale
sia assolutamente impossibile trasmettere emozioni
e riflessioni. Distogliere dal riflettere,
trasformare tutto in furia.
Ecco, il buon Orwell è stato un po' pessimista,
siamo sopravvissuti un quarto di secolo più delle
sue aspettative, ma ormai ci siamo.
La cultura rantola da diverso tempo; leggere tra
noi giovani è cosa sempre più insolita, è
considerata una perdita di tempo. Riflettere, e poi
scrivere, e ascoltare quel che viene detto è sempre
più difficile; tanti credono di scrivere (forse
pur'io, eh?), ben pochi lo fanno veramente, ancor
meno ascoltano e quasi più nessuno riflette
veramente. Beh, esiste la scuola comunque, con
bravi professori che possono insegnare gli antichi
costumi, si potrebbe obiettare. Errore, c'erano; e
se ancora questa razza sopravvive, strani esseri
che si aggirano per le rumorose aule delle scuole
d'Italia, presto saranno resi impotenti. Arriverà
una bella riforma a tagliar loro le gambe, a tutti
i livelli.
Pensando all'informazione, beh, questa ormai è
andata a farsi benedire da lungi tempo, e i dati di
fatto, con gente come Vespa che
sa buttare in dibattito il rapporto debito-Pil […].
Ma il rapporto debito Pil non è né di sinistra né
di destra. E i
dati di fatto, conseguentemente, diventano carta
straccia. Preposto ciò, è naturale conseguenza
l'appiattimento del linguaggio, che ormai assume
connotati da SMS ovunque. Le parole non hanno più
valore, anche per chi ne fa il suo mestiere.
Tutto questo per dire cosa? Che è colpa del
Governo? No, maledizione. La colpa è mia, è tua, è
di tutti. Perché non solo non fiatiamo sulle
riforme dittatoriali che avvengono, ma le
approviamo pure, diciamo "Massì,
sono per il bene del Paese". E poi
non vogliamo sapere, scoprire veramente cosa ci sta
sotto. E peggio ancora crediamo che sì, aimeh, la
politica è così, che ci vuoi fare? Ci fai che la si
cambia.
Un concetto fondamentale che sembra sfuggire
ripetutamente a questo Paese è che il presidente
del consiglio è il
primus inter pares, non è
che appare lì, siamo noi che lo votiamo. Ed è
nostro dovere
criticare,
sempre e comunque; è la critica il motore delle
grande istituzioni.
E invece siamo qua, imbambolati, mentre questa
macchina inarrestabile (che è tale per causa della
nostra nulla volontà ) ci riporta indietro nel
tempo, al 1984…
SmelltheRoses













