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C'è un che di Orwell nell'aria...

22/10/08 19:15 Archiviato in:Informazione & Grillo

bg


A pochi anni dalla fine del secondo conflitto mondiale un tal George Orwell, scrittore americano, pubblicò un libro intitolato
1984. Riassumerlo è impresa improponibile; vi basti sapere che racconta del mondo come sarebbe stato nel 1984 secondo la visione dell'autore. Diviso in tre supercontinenti con tre differenti tipi di dittature; ma ciò che conta è su cosa si basano queste dittature, e come controllano la gente. Anzitutto abolendo la cultura, controllando l'informazione e manipolando anche i dati di fatto, eseguendo abili modifiche agli archivi di giornali e video, togliendo valore alle parole, ed elaborando un linguaggio più sintetico, asciutto, privo di qualsiasi profondità e tramite il quale sia assolutamente impossibile trasmettere emozioni e riflessioni. Distogliere dal riflettere, trasformare tutto in furia.
Ecco, il buon Orwell è stato un po' pessimista, siamo sopravvissuti un quarto di secolo più delle sue aspettative, ma ormai ci siamo.
La cultura rantola da diverso tempo; leggere tra noi giovani è cosa sempre più insolita, è considerata una perdita di tempo. Riflettere, e poi scrivere, e ascoltare quel che viene detto è sempre più difficile; tanti credono di scrivere (forse pur'io, eh?), ben pochi lo fanno veramente, ancor meno ascoltano e quasi più nessuno riflette veramente. Beh, esiste la scuola comunque, con bravi professori che possono insegnare gli antichi costumi, si potrebbe obiettare. Errore, c'erano; e se ancora questa razza sopravvive, strani esseri che si aggirano per le rumorose aule delle scuole d'Italia, presto saranno resi impotenti. Arriverà una bella riforma a tagliar loro le gambe, a tutti i livelli.
Pensando all'informazione, beh, questa ormai è andata a farsi benedire da lungi tempo, e i dati di fatto, con gente come Vespa che
sa buttare in dibattito il rapporto debito-Pil […]. Ma il rapporto debito Pil non è né di sinistra né di destra. E i dati di fatto, conseguentemente, diventano carta straccia. Preposto ciò, è naturale conseguenza l'appiattimento del linguaggio, che ormai assume connotati da SMS ovunque. Le parole non hanno più valore, anche per chi ne fa il suo mestiere.
Tutto questo per dire cosa? Che è colpa del Governo? No, maledizione. La colpa è mia, è tua, è di tutti. Perché non solo non fiatiamo sulle riforme dittatoriali che avvengono, ma le approviamo pure, diciamo "
Massì, sono per il bene del Paese". E poi non vogliamo sapere, scoprire veramente cosa ci sta sotto. E peggio ancora crediamo che sì, aimeh, la politica è così, che ci vuoi fare? Ci fai che la si cambia.
Un concetto fondamentale che sembra sfuggire ripetutamente a questo Paese è che il presidente del consiglio è il
primus inter pares, non è che appare lì, siamo noi che lo votiamo. Ed è nostro dovere criticare, sempre e comunque; è la critica il motore delle grande istituzioni.
E invece siamo qua, imbambolati, mentre questa macchina inarrestabile (che è tale per causa della nostra nulla volontà ) ci riporta indietro nel tempo, al 1984…


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